XXXIX stagione concertistica
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Giuseppe Mulè

GIUSEPPE MULE’, nasce il 28 giugno 1885 a Termini Imerese ove compie gli studi elementari e medi. Iscrittosi al Conservatorio di Musica V. Bellini di Palermo, appena 20, ne esce diplomato in violoncello e pianoforte. Fu precocissimo compositore, tanto che, a solo 18 anni, compone quel meraviglioso “Largo” per violoncello, in omaggio e per riconoscenza verso il suo protettore Marchese Schisò.

Conseguiti i diplomi, inizia la sua vita artistica e professionale come direttore d’orchestra e compositore. Fu poi insegnante di armonia e, nel 1922, per concorso, (appena trentasettenne) diviene direttore di quello stesso Conservatorio che lo aveva visto allievo.

Mantiene questo incarico fino al 1925, quando, per gli straordinari meriti artistici, è chiamato a dirigere la prestigiosa Accademia di Santa Cecilia in Roma, (presso la quale trascorre 20 proficui ed  esaltanti anni della sua esistenza). Nell’ambiente musicale e culturale romano, dove, ovviamente, ha avuto modo e occasione di affinare ulteriormente la sua già notevole preparazione artistica, nascono, infatti, i capolavori della sua enciclopedica produzione; non di rado sono essi ispirati a episodi e leggende siciliane, che rivelano quanto forti siano ancora i legami che lo uniscono alla sua adorata terra natia.

Non per nulla, dunque, la sua produzione operistica si apre con “La Baronessa di Carini”, rappresentata al Teatro Massimo di Palermo nel 1912 e alla quale, subito dopo, subitodopo, segue l’opera “Al lupo”, rappresentata nel 1919 al Teatro Nazionale di Roma, e poi la volta de “La Monacella della fontana”, tratta da una leggenda del Pitrè è rappresentata nel 1923, al teatro Comunale di Trieste; poi del “Dafni”, dato a Roma, nel 1928, al Teatro dell’Opera e che segna, sul piano artistico, il felice, fecondo incontro del Maestro con il grande ellenista Ettore Romagnoli. Seguono “Liolà”, che fa rivivere sulla scena il notissimo personaggio pirandelliano e poi “La Zolfara”, rappresentata al Teatro dell’Opera di Roma nel 1939 e che costituisce l’ultima sua opera, essendo “Nautica” rimasta incompiuta a causa delle sue precarie condizioni di salute. Alla produzione teatrale, il Maestro alterna composizioni quali “Vendemmia”, "Una Notte a Taormina", "Fioriscono gli aranci" e "Ouverture Eroica" che denotano una ispirazione essenzialmente lirica. I suoi personaggi sono ricavati da leggende, storie romantiche, miti siciliani, ma, sono sempre ricchi di vita, ora appassionata, ora drammatica, ora burlesca, ora intensamente lirica.

A questa copiosa produzione si accompagnerà l'attività per la composizione delle musiche per gli spettacoli classici di Siracusa: Nel 1921 per le "Coefore" di Eschlilo; nel 1922 per le Baccanti di Euripide; nel 1924 per I Sette a Tebe di Eschilo e per Antigone di Sofocle. Nel 1927 per Medea e il Ciclope di Euripide, per Le Nuvole di Aristofane e per I Satiri alla caccia di Sofocle; nel 1936 infine, per Ippolito” di Sofocle. La morte lo coglie il 10 settembre 1951 nella sua casa di Roma; per suo espresso desiderio, i suoi resti mortali riposano oggi nel cimitero di Termini Imerese, sua adorata Città natia.